Danilo Samsa

JEAN-BAPTISTE RONDELET
(Lione, 4 giugno 1743 - Parigi, 27 settembre 1829)

LA VITA E L'OPERA

Studia presso il Collegio dei Gesuiti della città natale, acquisendo con la formazione classica anche conoscenze scientifiche (matematica, disegno) e linguistiche (latino, italiano). Favorito dall'ambiente lionese, rinomato per le cave presenti nella regione e per essere centro di una tradizione d'arte nel taglio delle pietre, avente illustre capostipite in Philibert de l'Orme e rinnovata da generazioni d'abili costruttori - da esso provennero altre importanti figure del mondo delle costruzioni dell'epoca, alcune delle quali sarebbero state decisive o interagenti nei confronti della carriera di Rondelet: da Jacques-Germain Soufflot a Émiland-Marie Gauthey, da Louis Bruyère ad Adolphe-Marie-François Jaÿ -, venne direttamente avviato alla pratica costruttiva partecipando all'attività del padre Léonard e dello zio Pierre, impresari edili, tanto da divenire egli stesso maître maçon e da riuscire per qualche tempo a esercitare autonomamente il mestiere con l'architetto Toussaint-Noël Loyer, già allievo e collaboratore di Soufflot a Lione.

 
N. le Camus de Mezières, Halle au Blé, 1762; semielevazione e semisezione del corpo anulare, con la cupola di F.-J. Bélanger del 1809 (da J.-M. Pérouse de Montclos, Histoire de l'architecture française. De la Renaissance à la Révolution. Paris, 1989)

Nell'agence di Soufflot a Parigi.

Nel 1763 Rondelet si reca a Parigi allo scopo di apprendere nel miglior modo possibile l'arte di costruire. Segue i corsi di architettura che dal 1762 Jacques-François Blondel (1705-1774) aveva iniziato a tenere all'École de l'Académie Royale d'Architecture e ha l'opportunità di assistere alla nascita delle grandi realizzazioni architettoniche del decennio: la Halle aux Blés (1762-1782) di Nicolas Le Camus de Mézières, l'École de chirurgie (1769-1775) di Jacques Gondoin, l'Hôtel des Monnaies (1767-1775) di Jacques-Denis Antoine, la Comédie française (1768-1782) di Charles De Wailly e Marie-Joseph Peyre; e, soprattutto, di seguire il più importante cantiere parigino del XVIII secolo, quello di J.-G. Soufflot (1713-1780) per la nuova Église de Sainte-Geneviève - alla cui vicenda progettuale e costruttiva il nome di Rondelet sarebbe rimasto indissolubilmente legato -, dalla posa della prima pietra (1764) fino alla secolarizzazione e trasformazione dell'edificio (1791-1794) in Panthéon (nome con il quale essa è a tutt'oggi conosciuta) degli uomini illustri di Francia, una ridestinazione ribadita e aggiornata ancora nel 1806 e completata nel 1812.

 
J. Gondoin, École de chirurgie, 1769-1775; elevazione della facciata principale e della fronte sulla corte e pianta (da A.-Ch. Quatremère de Quincy, Histoire de la vie et des ouvrages des plus célèbres architectes du XIe siècle jusqu'à la fin du XVIIIe, Paris, 1830)

Sollecitato dalle discussioni sorte in merito al progetto (1755-1757, definitivo nel 1759) della chiesa di Soufflot e, in particolare, sul problema dell'innalzamento della cupola di copertura (affrontato con diverse soluzioni, 1770 e 1776-1777) - problema enfatizzato dalle critiche mosse da Pierre Patte (1723-1814, architetto e incisore, allievo all'Académie del matematico Charles-Etienne de Camus), artatamente fatte circolare in una Mémoire (agosto 1769; ma data alle stampe circa un anno più tardi) -, Rondelet trae ulteriore motivo per rivolgere i propri interessi architettonici al tema tecnico-costruttivo. Conduce un proprio studio sulla dinamica delle spinte e sulle resistenze nelle volte sferiche, del quale rende partecipe François Tronchin, il Fermiere generale suo primo protettore, col favore del quale viene introdotto nel mondo ufficiale e professionale della capitale. Tramite questi, infatti, Soufflot venne a sapere che Rondelet aveva nel frattempo preparato anche un testo di risposta al proprio avversario, intitolato Doutes d'un marguillier sur le problème de M. Patte concernant la coupole de Ste-Geneviève (1770 ca.).

 

 
J.-D. Antoine, Hôtel des Monnaies, 1767-1775; elevazione della facciata (da A.-Ch. Quatremère de Quincy, Histoire de la vie et des ouvrages…, Paris, 1830)

Quando Patte rilancia l'attacco pubblicando il suo pamphlet - Mémoire sur la construction de la coupole projettée pour couronner la nouvelle église de Sainte-Geneviève [...] problesme adressée à toutes les sociétés savantes, aux ingénieurs, aux architectes et à ceux qui se connaissent en construction, Amsterdam, 1770 (aprile) - Rondelet si sente chiamato in causa sul proprio terreno di studio e può cogliere l'occasione per potersi confrontare con i maggiori specialisti dell'epoca nel campo delle costruzioni (Soufflot teneva consulto con Jean-Rodolphe Perronet, primo Ingegnere dei Ponts-et-Chaussées, É.-M. Gauthey e Antoine Chézy, ingegneri e con Montucla, matematico e segretario dei Bâtiments du roi). Formalizza quindi il precedente testo nell'intento di accreditarsi direttamente presso Soufflot e rende esplicito nel titolo stesso della nuova stesura l'obiettivo e i termini della questione: Réfutation d'une mémoire sur la construction de la coupole projettée pour couronner la nouvelle Église de Ste-Geneviève, où il est question de prouver que le piliers déjà exécutés et destinés à porter cette Coupole, ont les dimensions nécessaires pour espérer d'y élever un semblable ouvrage avec solidité et à lui donner à ce sujet la solution de plusieurs problèmes utiles à la construction des édifices (1770).

 
Ch. De Wailly, Elevazione prospettica della nuova sala della Comédie française; progetto del 1771 (da M. Mosser, D. Rabreau, Charles de Wailly, peintre architecte dans l'europe des lumières, Paris, 1979)

 

 
Ch. De Wailly, Spaccato longitudinale del progetto della Comédie française; progetto del 1771 (da D. Rabreau, Architectural Drawings of the Eighteenth Century / I Disegni di Architettura nel Settecento / Les Dessins d'Architecture au XVIIIe Siècle, Paris, 2001)

Per le riflessioni svolte e grazie alla padronanza dei temi tecnici dimostrata nel confutare gli argomenti sollevati da Patte in merito alla solidità della chiesa di Sainte-Geneviève, nel 1770 Rondelet incontra finalmente il grande Soufflot, dal 1755 Surintendant des Bâtiments du roi per l'area parigina. Questi lo assume nella propria agence, operante sotto la direzione di Maximilien Brébion (1716-1792 [o 1796]), e lo pone accanto a J.-B. Puisieux, geometra-verificatore, a Jérôme-Charles Bellicard e Gabriel-Pierre-Martin Dumont, architetti e incisori appartenenti alla generazione dei "piranesiani" dell'Académie de France a Roma (e partecipi degli interessi archeologici di Soufflot e di Marigny nel viaggio in Magna Grecia del 1749-1751), al nipote François Soufflot le Romain (presente nell'agence dal 1764) e, ma poco più tardi, a Jean-Jacques Lequeu, questi ultimi nel ruolo di disegnatori. Soufflot affida a Rondelet il ruolo specifico di Ispettore dei lavori nel cantiere, considerandolo da questo momento in poi il suo consulente tecnico di fiducia per le questioni strutturali.

Collaborazione con Soufflot nella progettazione della chiesa di Sainte-Geneviève e primo compito ispettivo dei lavori nel cantiere.

Quale tecnico addetto al " mécanisme de la construction", Rondelet corrispose in pieno alla scelta compiuta da Soufflot di adottare per Sainte-Geneviève una costruzione leggera, in controtendenza rispetto al sistema tradizionale della costruzione massiccia e in piena coerenza, quindi, con la sua concezione in tema di estetica architettonica.

 
J.-G. Soufflot, Sainte-Geneviève, 1764-1790; pianta dopo i restauri del 1806-1812 (da A.-Ch. Quatremère de Quincy, Histoire de la vie et des ouvrages…, Paris, 1830)

Allo scopo, Rondelet ricorse a soluzioni tecniche note ma impiegate sporadicamente e che ora estende sistematicamente all'intero edificio. Tra esse e in ordine di tempo, quella di armare con verghe di ferro forgiato le trabeazioni dell'ordinamento interno dell'edificio, gli architravi delle quali erano stati condotti dall'architetto al limite della loro resistenza in ragione dell'ampiezza prescelta per gli intercolumnî. L'introduzione delle barre metalliche nascoste nella trabeazione del colonnato e nei pilastri diede luogo a una sorta di opera litica "precompressa", anticipazione di sistemi posteriori di collaborazione tra materiali diversi.

 
J.-G. Soufflot, Sainte-Geneviève, 1764-1790; facciata, incisione di Taraval (da Soufflot et l'architecture des lumières, a cura di M. Mosser e D. Rabreau, Paris, 1986)

Nel contempo, attendendo al proprio ruolo Rondelet partecipa direttamente all'ultima fase della definizione spaziale della chiesa (1774-1777), nel corso della quale Soufflot configurava e dimensionava il tamburo e la cupola e stabiliva di ridurre l'ingente carico gravante sui pilastri centrali dirottando il peso del tamburo verso gli angoli della crociera mediante pennacchi ausiliarî, posti arretrati e sottratti alla vista. Era l'affermazione di un sistema costruttivo fondato sull'individuazione di punti di appoggio indiretti e sul ricorso a elementi di controventatura obliqua, passato alla storia della critica architettonica come la realizzazione dell'innesto di una costruzione gotica - la cui leggerezza era stata già rimarcata, per rapporto al fattore economia, da Amédée-François Frézier, Dissertation théorique et critique sur les ordres d'Architecture (Strasbourg, 1739) - in una conformazione architettonica classica "all'antica" (greca).

 
J.-G. Soufflot, Coupe sur la longueur de la nouvelle Eglise de Sainte-Geneviève, 1764 ca. (da D. Rabreau, Architectura Drawings of the Eighteenth Century…, Paris 2001)

Del resto, risale a questa fase della progettazione la prima enunciazione, riportata da Brébion, della formula critica, e in seguito ripetuta e di largo successo, con la quale Sainte-Geneviève è riconosciuta congiungere in una forma semplice e bella (cubico-sferica) la "leggerezza" costruttiva del Gotico nazionale con l'ideale di "purezza e magnificenza" dell'architettura greca: "le principal objet de M. Soufflot en bâtissant son église a été de réunir sous une des plus belles formes la légèreté de la construction des édifices gothiques avec la pureté et la magnificence de l'architecture grecque" (M. Brébion, Mémoire à Mon sieur le comte de la Billarderie d'Angiviller, 1780). Nel 1774 Charles-Claude d'Angiviller (1730-1809) aveva assunto la carica di Directeur et Ordonnateur des Bâtiments du roi succedendo al marchese di Marigny, fratello di Mme de Pompadour, che era stato sodale e grande protettore di Soufflot, essendogli anche stato a fianco - con Charles-Nicolas Cochin e l'abbé Jean-Bernard Leblanc - nel suo viaggio di studio in Italia iniziato nel 1749.

 
Anonimo, Veduta del cantiere di Sainte-Geneviève con le impalcature (da Soufflot et son temps,1780-1980, a cura di M. Gallet, Paris, 1980)

Dal canto suo, dalla partecipazione alle fasi della progettazione architettonica del monumento Rondelet non trasse solo stimolo per l'invenzione tecnica e per elaborare via via le soluzioni più appropriate, ma anche l'occasione per impadronirsi a fondo delle intenzioni progettuali originali di Soufflot; ciò allo scopo, abbastanza evidente, di assicurarsi per l'avvenire una preminenza nel cantiere, come è dimostrato dall'invio al Directeur des Bâtiments di un rapporto esplicativo in cui si insiste sulle intenzioni progettuali originali di Soufflot: Mémoire adressé au comte d'Angiviller, compterendu de l'état des travaux à l'église Sainte-Geneviève (1778 ca.).

 
Gru principale utilizzata nella costruzione di Sainte-Geneviève (da Soufflot et son temps,1780-1980, Paris, 1980)

Interprete unico del progetto di Soufflot e responsabile effettivo della realizzazione della chiesa.

Nel 1776, quando la costruzione di Sainte-Geneviève era giunta alla trabeazione e all'imposta delle arcate di raccordo tra la crociera e le navate dei bracci, le originarie riserve circa la solidità dell'edificio - polemicamente suscitate anni prima dall'intrigante Patte - sembrarono trovare una conferma. Erano apparse le prime crepe, fessurazioni e spaccature nel paramento dei pilastri centrali; attribuite nel 1778 da Pierre Desmaison, l'architetto incaricato dall'arcivescovo di Parigi di compiere una perizia, a una cattiva posa e finitura delle assise dei materiali, si cercò di porre rimedio ricorrendo all'applicazione di strati di irrobustimento sull'esterno delle pietre collassate - operazioni che saranno ripetute nel 1780 e di nuovo nel 1792-1793 -, senza che quanto era stato osservato inducesse a riconsiderare l'impianto strutturale del progetto.
Una certa rassicurazione sulla situazione statica provenne dalle prove di resistenza delle pietre impiegate, effettuate con una macchina per la misurazione degli effetti dello schiacciamento; il cui dispositivo, escogitato da É.-M. Gauthey (1732-1807) nel 1773 - ma realizzato da questi, insieme al suo maestro Jean-Rodolphe Perronet, sulla base di antecedenti indicazioni dell'abbé Charles Bossut (1730-1814; matematico, membro dell'Académie des Sciences e professore all'École Royale du Génie) e traendo spunti dalla macchina per le prove alla trazione dei fili metallici realizzata da Pieter van Musschenbroek nel 1729 - era stato riprodotto e sperimentato da Soufflot nel 1774 e perfezionato da Rondelet nell'anno seguente (prototipo della macchina del 1787).

 
J.-B. Rondelet, Macchina per sperimentare la resistenza delle pietre, 1787 (in J.-B. Rondelet, Traité theorique et pratique del'Art de Bâtir, Paris, 1802-1817, Tomo I, Tav. VII, Fig. 2)

Si veda Rondelet, Trattato teorico e pratico dell'arte di edificare, Tav. VII: Fig. 1, "Macchina di Soufflot e Gauthey"; Fig. 2, "Macchina messa a punto da Rondelet". Un raffronto schematico delle due versioni della macchina "pour écraser les pierres" è anche riportato in Rondelet, Mémoire historique sur le dôme du Panthéon français… (1797). Perronet progettò una propria macchina, simile a quella di Gauthey, che installò all'École des Ponts et Chaussèes (Rondelet, Trattato teorico e pratico…, Tav. CLXXXIII: Fig. 1, 2, 2 bis, "Descrizione della macchina di Perronet").
Comunque, dopo la breve stasi subita dai lavori a causa di queste avvisaglie di cedimento, l'attività riprese speditamente; e tra 1777 e 1780 sono completate le volte delle navate.
Nel frattempo, Rondelet conosce sul cantiere lo scultore lionese Dessart, del quale nel 1776 sposa la figlia Cornelia; e coltiva diversi interessi scientifici, tra gli esiti dei quali si segnalano l'invenzione di un sistema di calcolo delle coordinate geografiche e di un planisfero per la loro fissazione pratica, del quale produce due esemplari, uno per il barone De Breteuil, segretario di Stato della Maison du roi (che era divenuto suo nuovo protettore) e l'altro, appositamente ambientato entro l'orizzonte di Versailles, per Louis XVI.
La panoramica sull'attività di Rondelet nel corso del decennio si completa ricordando la realizzazione, nel 1773 circa, della chiesa di Château-Villain (Haute-Marne), che avrebbe eseguito in base a un progetto di Soufflot; e la presentazione, nel 1775, di un progetto di cupola interamente in pietra per la copertura della corte centrale della Halle au Blé di Le Camus.

 
Armatura di una parte del frontone di Sainte-Geneviève; sezione della costruzione e dettagli della struttura metallica incorporata nella muratura, 1781; incisione du Dumont (da Soufflot et son temps,1780-1980, Paris, 1980)

Alla morte di Soufflot (29 agosto 1780) Brébion assume ufficialmente il ruolo direttivo dell'attività a Sainte-Geneviève, la costruzione della quale era giunta alla base del tamburo. Tuttavia, è Rondelet che, conservato l'incarico di Ispettore, si occupa della realizzazione delle opere mancanti: il tamburo periptero (1785-1787), la cupola centrale (1789-1790), nonché il portico con frontone della facciata e i campanili posteriori, inseriti a malincuore e in extremis da Soufflot per assecondare la committenza ecclesiastica. In base alla rafforzata posizione di responsabile del cantiere per il completamento dell'edificio, gli è affiancato Soufflot le Romain.
Anche in questa seconda fase di attività Rondelet persegue con successo l'obiettivo di portare al limite le possibilità della costruzione tradizionale in pietra con l'ausilio della tecnica del ferro. E pur avendo legato il proprio nome a quello di Soufflot, grazie alla fama di esperto innovatore e agli interventi successivi compiuti in un vasto arco di tempo e in diversità di circostanze, si può dire che sia stato lui a consegnare alla storia il singolare edificio inventato in "pietra armata".
Nella trabeazione del pronao della chiesa Rondelet realizza l'architrave con una "piattabanda armata" (Rondelet, Trattato teorico e pratico…, Tav. CLI) nella quale le barre di ferro sono incastrate al di sotto dei conci, secondo un sistema già adottato da Jacques Le Mercier nell'architrave della cappella della Sorbonne (1635 s.), da Jules Hardouin-Mansart negli architravi della cappella della reggia di Versailles (1699-1710) e da Jean-Nicolas Servandoni nei transetti sud e nord di Saint-Sulpice (1732-1745); e presente in talune altre chiese e hôtels privati parigini. Una piattabanda armata d'altro tipo - con barre di ferro poste sull'estradosso dei cunei, con ferri disposti ortogonalmente a incastro nei conci (che risultano così come "sospesi") - era stata invece utilizzata nell'architrave della Colonnade del Louvre (1666-1678) di Claude Parrault, nei pavillons gemelli di Place Louis XV (de la Concorde, 1762-1770) di Ange-Jacques Gabriel, nel grande portale di Saint-Sulpice di Servandoni, nonché nella copertura del vestibolo del Mont de pieté (1786) di Charles-François Viel.

 
Armatura di una delle estremità del portico di Sainte-Geneviève; sezione della costruzione e dettagli della struttura metallica incorporata nella muratura, 1781; incisione di Dumont (da Soufflot et l'architecture des lumières, a cura di M. Mosser e D. Rabreau, Paris, 1986)

Alcune delle parti costruttive di tali monumenti sono riportate in J.-F. Blondel, Cours d'architecture, ou Traité de la Décoration, Distribution & Construction…, Paris, Desaint, 1770-1777, Tomo VI (edito da P. Patte, 1777), Cap. V, Tavv. CV-CVII; in P. Patte, Mémoires sur les Objets les plus importans de l'Architecture, Paris, Rozet, 1769, Tavv. XIII, XIV e XVI; e in Rondelet, Trattato teorico e pratico…, Tav. CL.
Il congegno realizzato nella trabeazione del portico presenta una disposizione delle staffature orizzontali e oblique che rasenta le forme che, un secolo più tardi, saranno adottate nelle applicazioni del cemento armato, secondo il "sistema" propagandato da François Hennebique (1880-1892 e s.).

Rallentamento dell'attività del cantiere di Sainte-Geneviève. Primi rapporti con l'Académie d'Architecture e viaggio in Italia.

Tra 1781 e 1783 i lavori del cantiere di Sainte-Geneviève avevano subìto un progressivo rallentamento fino a interrompersi del tutto: per ragioni finanziarie in primo luogo, ma anche per la comparsa di vistosi segni di schiacciamento nei pilastri centrali e di nuove crepe, di cui Rondelet, su richiesta di Brébion, nel 1780 aveva cominciato a compilare una lista accurata in previsione di dovere provvedere alle riparazioni. Ma nel 1784 un ordine diretto di Luigi XVI impose la prosecuzione dell'opera.

 
P. Patte, Costruzione delle piattabande e dei soffitti del colonnato del Louvre; sezioni, profili e piante (in P. Patte, Mémoires sur les Objets les plus importans de l'architecture, Paris, 1769, Pl. XIII)

Nei precedenti anni di stasi Rondelet tiene dei corsi nell'ambito dell'Académie d'Achitecture la quale, in quel tempo, dopo la "liberalizzazione" dell'insegnamento in seno nell'École dovuta all'illuminato professorato (1762-1774) di J.-F. Blondel, consolidatasi, sotto un certo aspetto, in seguito alla svolta in senso archeologico e decorativo impressa dal successore in cattedra, Julien David-Leroy (1724-1803; allievo di Denis Jossenay e di Louis-Adam Loriot; e dal 1771 professore aggiunto, e poi principale di teoria dell'architettura fino al 1793 ed oltre, alla ripresa post-rivoluzionaria dell'École stessa), vedeva incrinato il proprio ruolo corporativo e si trovava nella necessità di recuperarne un altro, più aperto nei confronti delle scienze, delle tecniche e dell'utilità sociale - posto anche che ormai il dibattito teorico sull'architettura avveniva di fatto al di fuori da essa. D'altra parte, proprio a un'apertura "pluridisciplinare" dell'istituzione, anche in direzione delle materie tecniche e scientifiche, aveva lavorato Soufflot già nel 1776, quando aveva ottenuto che nel 1777 l'abbé Ch. Bossut vi tenesse un corso di idrodinamica.
Inserendosi in questa linea di riforma dell'insegnamento principale dell'architettura in seno all'Académie, seguendo un indirizzo teso ad affiancargli quello delle "Sciences et des Arts qui lui sont relatifs" (J.-F. Blondel) mediante l'istituzione di corsi paritetici tenuti da professori differenti - qui cominciando Rondelet a maturare una vocazione di riformatore degli studi disciplinari - e nel tentativo di aprirsi una prospettiva concreta nel campo dell'insegnamento, Rondelet perora e nel 1783 ottiene, grazie all'intercessione da parte di De Breteuil presso D'Angiviller, una borsa per un viaggio di studio in Italia.

Nel periodo 1783-1785 Rondelet soggiorna nella Penisola. Il 2 maggio 1783 arriva a Torino, visita altre città del nord, tra le quali Venezia (ove esegue accurati rilievi della cupola della chiesa di S. Maria della Salute), passa in Toscana e giunge a Roma, ove rimane fino a tutto il 1784 presso l'Académie de France, all'epoca presieduta da La Grenée; e compie un tour di oltre tre mesi che lo porta a Napoli, in Sicilia e a Malta. Nei circa due anni e mezzo trascorsi all'estero diverse relazioni sulle visite e sugli studi compiuti sono da lui inviate al conte d'Angiviller, Directeur des Bâtiments e finanziatore del viaggio.

 
P. Patte, Costruzione delle piattabande degli edifici di Place Louis XV ; sezioni, profili e piante (in P. Patte, Mémoires sur les Objets les plus importans de l'architecture, Paris, 1769, Pl. XIV)

A Roma si dedica intensamente allo studio delle tecniche di costruzione delle opere murarie, delle volte, dei rivestimenti e dei modi di predisposizione dei materiali, delle malte e degli stucchi, soffermandosi in particolare sull'opus reticulatum di Villa Adriana e sulle strutture e disposizioni degli elementi costruttivi del Pantheon, della basilica di Costantino, delle terme di Diocleziano. Come dalla pratica diretta del cantiere, così dall'esame dell'esperienza altrui accumulava le conoscenze che sarebbero confluite nei suoi futuri corsi di lezioni e nel Traité théorique et pratique de l'Art de Bâtir, che pubblicherà a partire dal 1802.
Gli studi su particolari opere antiche condotti nella campagna romana, al ritorno in patria saranno oggetto di conferenze e di pubblicazioni, come testimoniano la memoria Sur les grands chemins des Romains, presentata all'Athénée des Arts (Paris, 1805) e quella sugli acquedotti, corredata da un volume di tavole di rilievo eseguito sul posto, che costituirà poi appendice della traduzione del De aquis urbis Romæ di Sesto Giulio Frontino (I sec., d. C.), intitolata Commentaire de S.J. Frontin sur les aqueducs de Rome, traduit avec le texte en regard [...], suivi de la description des principaux acqueducs contruits jusqu'à nos jours [...] (Paris, 1820; basata sulla versione di Agnolo Poliziano, 1515), cui farà seguito una Addition au Commentaire de S.J. Frontin (Paris, 1821).

 
P. Patte, Sezioni e profili della costruzione di diverse piattabande; in alto, a sinistra: sezioni della trabeazione del grande portale di Saint-Sulpice (in P. Patte, Mémoires sur les Objets les plus importans de l'architecture, Paris, 1769, Pl. XVI)

Nell'ambiente artistico romano dei residenti francesi dedito al culto dell'antichità Rondelet conosce Antoine Chrysostome Quatremère de Quincy (1755-1849), che era al suo secondo soggiorno italiano. Anche in virtù di questo primo incontro, nel 1787 a Parigi De Quincy lo coinvolgerà nel progetto di Encyclopédie Méthodique, dell'amico Charles-Joseph Panckoucke, per la parte Architecture (Paris, 1788-1825, 3 Tomi) che gli era stata affidata, assegnandogli la compilazione di varî articoli tecnici in tema di "construction" (tra cui le importanti voci Stéréotomie, Construction des voûtes, Coupole), che appariranno nell'Encyclopédie Méthodique. Architecture, par M. Q. de Quincy [...], Paris, Panckoucke-Agasse, 1788-1820, Tomi I e II.
Questa prima collaborazione intellettuale con De Quincy avrà occasione di rinsaldarsi e di estendersi sul piano politico-culturale e pratico-progettuale all'inizio del decennio della Rivoluzione.

Realizzazione della cupola della chiesa di Sainte-Geneviève. Nuovi campi d'intervento e di progetto a Parigi.

Nel 1785 Rondelet è di ritorno a Parigi, quando nasce il figlio Antoine-Jean-Baptiste († 1863).
Da questa data egli è di nuovo presente nell'agence, retta sempre da Brébion ed è impegnato a Sainte-Geneviève, ove gli spetta di erigere la calotta esterna della grande cupola (completata nel 1790) secondo il disegno complesso, messo a punto da Soufflot negli anni 1776-1777, delle tre calotte inscritte l'una nell'altra e innalzantisi dallo sviluppo murario dell'alto tamburo, e dissimulato all'esterno per due terzi dell'altezza dalla rotonda colonnata corinzia (ispirata alla chiesa di St Paul, a Londra) fino alla lanterna. Un modello in scala della chiesa, presumibilmente realizzato da Rondelet verso il 1790 - conservato e oggi esposto al pubblico dei visitatori - mostra in spaccato la complessa articolazione strutturale dell'elevazione e della soluzione della copertura.
In questa fase conclusiva egli vede accresciuta la propria autorità, avendo questa volta come aiuto Puisieux (l'anziano geometra collaboratore di Soufflot sino dal 1755) e come assistente Beauvillain. Ormai, il mondo delle costruzioni non può fare a meno dell'esperienza e del consiglio di Rondelet.

 
M. Brébion, Sezione diagonale della crociera di Sainte-Geneviève, 1776-1777 (da Soufflot et son temps,1780-1980, Paris, 1980)

Nel maggio 1786 redige per l'Académie delle Observations sur l'Etat actuel des Constructions de l'église de la Madeleine, essendo stato sollecitato a esprimere un parere sul progetto di Joseph-Abel Couture riguardante l'ordine delle colonne del nuovo portico per la Madeleine in costruzione, presentato a parziale modifica del progetto originario del 1761 di Pierre Contant d'Ivry (1698-1777), concepito per concludere la prospettiva verso nord della Place Louis XV.
La costruzione di questa chiesa fu abbandonata alla vigilia della Rivoluzione; ma in seguito, dopo svariati tentativi di ridestinarla a uso civile (sede dell'Assemblea Nazionale, Salone delle Feste pubbliche, Biblioteca Nazionale, Tribunale, Opera, Borsa), quando la "Madeleine" sembrò finalmente destinata, per decreto di Napoleone (2 dicembre 1806), a divenire "Tempio della Gloria" in onore della Grande Armata e fu perciò indetto un concorso internazionale, tra i 44 concorrenti figurerà anche Rondelet, in collaborazione con il collega e amico Louis-Pierre Baltard (1764-1846, architetto e incisore di formazione accademica, con il quale avrebbe instaurato un significativo sodalizio nell'ambito dell'azione per la riforma dell'insegnamento dell'architettura). Essi presenteranno un progetto - in due differenti versioni e classificato al quinto posto dalla commissione giudicatrice - ispirato alla disposizione generale di un tempio antico, con pianta della cella sul modello di quella del tempio di Marte Ultore, a Roma, con navata unica e con andito a fondo absidato.
Nel 1807 la realizzazione della Madeleine quale Tempio laico sarà da Napoleone attribuita a Pierre Vignon, autore di un progetto semplice e antichizzante; il quale tuttavia, a seguito di un ripensamento dello stesso Imperatore, nel 1811 lo riconvertirà, per incarico di Louis Bruyère, Direttore dei Travaux Publics di Parigi, a monumento adibito al culto. La chiesa della Madeleine sarà portata a termine nel 1828-1845 da Jean-Jacques-Marie Huvé (1783-1852).

 
J.-B. Rondelet, Sezione dei colonnati esterno e interno della rotonda avvolgente il tamburo su cui sono impostate le calotte della cupola di Sainte-Geneviève, 1788 ca. (da Le Panthéon. Symbole des révolutions. De l'Église de la Nation au Temple des grands hommes, Paris, 1989)

Nel 1787 Rondelet approfondisce diversi temi costruttivi legati alla rete idraulica di Parigi, sollecitati dall'imminente esecuzione, in continuità con il piano del 1769 avanzato da Louis Moreau-Desproux (di cui era stato realizzato solo il Quai Saint-Michel), di nuovi progetti per la sistemazione delle sponde della Senna e dei ponti di collegamento con l'Île de la Cité, dei quali De Breteuil aveva ordinato alla municipalità di farsi carico nel 1786, imposizione replicata l'anno successivo.
In corrispondenza con tali lavori, Rondelet presentò un progetto di pompa per risolvere l'approvvigionamento idrico dei quartieri elevati di Parigi, collaudandola sul campanile settentrionale che in quel momento stava erigendo in Sainte-Geneviève. La macchina, che avrebbe dovuto sostituire le vecchie pompe di Pont Nôtre-Dame - che nel dicembre 1787 subiva la demolizione delle case che vi sorgevano, estesa nel contempo anche a quelle di Pont Saint-Michel e di Rue Saint-Louis-au-Palais - sarebbe dovuta servire ad assicurare l'acqua alle fontane della città. Contemporaneamente, propose la costruzione di una riserva d'acqua quale monumento di pubblica utilità, da elevarsi alla gloria di Louis XVI.
Nel 1787 vince, con l'ingegnere L. Griffet La Baume, il premio del concorso che nel 1784 era stato indetto dall'Académie des Sciences, Lettres et Arts di Lione per una dissertazione sulla teoria delle volte ribassate.
Nel 1788 entra a far parte del Comitato consultivo dei Bâtiments du roi.

La Rivoluzione del 1789. Partecipazione alla vita pubblica e impegno nella riforma degli studi in architettura.

Allo scoppio della Rivoluzione i lavori alla chiesa di Sainte-Geneviève sono interrotti. Ma prima di essere ripresi per compierne la trasformazione in Panthéon français, decretata dall'Assemblea Nazionale (4 aprile 1791) e prima di ritornare, per la terza volta, all'attività nel cantiere di un edificio cui tale decisione legislativa conferiva rinnovato prestigio, Rondelet partecipa attivamente agli avvenimenti politici, occupandosi del problema della riorganizzazione delle scuole tecniche e in tale contesto della riforma degli studi d'architettura.
Nel 1789 invia all'Assemblea Nazionale una Mémoire sur l'Architecture considérée généralement, avec des observations sur l'Administration relative à cet Art, et le Projet d'une École Pratique qui serait chargée de tous les ouvrages publics [...] (Paris, 1790), con la quale propone la realizzazione di una "scuola pratica" che si occupi "della costruzione e della manutenzione degli edifici e delle opere pubbliche".
Sul modello della École des Ponts-et-Chaussées tale scuola "speciale" sarebbe stata parte costitutiva della formazione di un corpo professionale di architetti di Stato, ai bisogni del quale si sarebbe dovuta conformare. In particolare, mentre avrebbe usufruito dei vari corsi già istituiti presso l'Accademia, essa ne avrebbe rilevato il corso unico di Architettura e disegno, che vi si teneva sino dalla fondazione, suddividendolo in tre corsi autonomi, ora da considerarsi egualmente fondamentali: Decorazione, Costruzione, Distribuzione. L'insegnamento avrebbe avuto la durata di tre anni, più due di tirocinio.
Il Regolamento proposto per tale istituzione, incluso nella Mémoire, verrà ripubblicato in appendice al Proemio del Tomo V della nouvelle édition (Paris, 1827-1830) del Traité théorique et pratique de l'Art de Bâtir, curata insieme al figlio Antoine (nella trad. it. di Mantova riportato nel Tomo V [1835], pp. 5-10).

 
J.-B. Rondelet, L.-P. Baltard, Progetto di concorso (1806) per un Tempio alla Gloria; piante in due differenti versioni, prospetti e sezione (da Le Panthéon. Symbole des révolutions…, Paris, 1989)

Tra le iniziative intreprese per la riforma degli studi accanto alla redazione della sua Mémoire, si colloca anche l'infruttuoso tentativo da Rondelet compiuto nel 1792 di occupare un posto di professore di Art du trait (o Stereotomia) presso la stessa Académie d'Architecture. Questa, benché stesse attraversando una crisi, resisteva nel Louvre con la sua tipica struttura bicefala rappresentata dai due professorati fondamentali di Architettura, con David-Leroy e di Matematica, con Antoine-Remy Mauduit, nel contempo anche professore all'École des Ponts-et-Chaussées.
Comunque, poiché era prevedibile che l'Accademia sarebbe andata incontro a uno scioglimento, se non altro in quanto istituzione regia - ciò che avvenne nell'agosto 1793 -, più proficue e certe per il rafforzamento delle mire di Rondelet e della sua autorità nella vita pubblica si sarebbero rivelate due altre circostanze: l'essere entrato a far parte, subito dal 1789, dell'Associazione d'artisti rivoluzionari (già Commune des arts) - la quale in seguito, con il nome di Societé Républicaine des Arts, avrebbe influito sulla Commission de l'Instruction Publique della Convenzione e operato, di concerto con il Conseil des Bâtiments Civils, per il trasferimento dei compiti didattici e dei sistemi pedagogici (già svolti dall'istituzione accademica) alle nuove scuole di conio rivoluzionario: l'École Centrale des Travaux Publics, poi École Polytechnique (1794-1795) -; e l'avere mantenuto il vecchio legame "romano" con Quatremère de Quincy, rinnovato nel frangente rivoluzionario dal comune interesse per la riforma dell'istruzione artistica pubblica - della quale De Quincy ebbe a occuparsi pubblicando le importanti Considérations sur les arts du dessin en France, suivies d'un plan d'Académie ou d'École publique et d'un système d'encouragement [...] (Paris, Desenne, 1791).

Trasformazione della nuova Sainte-Geneviève di Soufflot. Rondelet nominato Ispettore per la costruzione del Panthéon français.

Dopo il decreto-legge dell'aprile, il 16 maggio 1791 la Convenzione varava il finanziamento dei lavori per il Panthéon e incaricava Quatremère de Quincy, allora Commissario per l'istruzione pubblica, di fornire il programma culturale e artistico relativo alle modifiche da apportare per adattare degnamente al nuovo scopo la chiesa, che da poco era stata completata.
Il programma, steso nello stesso mese, è pubblicato in giugno: Rapport sur l'édifice dit la Nouvelle Sainte-Geneviève, fait au Directoire du département de Paris par M. Quatremère-Quincy (Paris, Imprimerie Royale, 1791; riedito in Extrait nel 1792); cui faranno seguito altri tre Rapporti, datati 13 e 17 novembre 1792 e ottobre 1793 (Paris, Imprimerie de Ballard, s.d.). Vi si contemplava l'eliminazione dei due campanili posteriori, della sacrestia e della lanterna sulla cupola, la chiusura delle porte d'ingresso laterali sotto il portico e delle 45 finestre aperte nei muri perimetrali. Il tutto si inquadrava in un coerente progetto di caratterizzazione architettonica finalizzato a suscitare nel pubblico sensazioni analoghe e corrispondenti alla destinazione dell'edificio, riconsacrato alla gloria perenne dei Grands Hommes e dunque all'immortalità. Concepito in evidente sintonia con l'estetica architettonica teorizzata da N. Le Camus de Mézières (1721-1789) e da Étienne-Louis Boullée (1728-1799), esso era anche volto a riprodurre in un tempio moderno, elevato al civismo contemporaneo, l'atmosfera cultuale propria del tempio antico, segnata da penombra e da luce zenitale e indiretta, all'interno, e da solidità e gravità, inviolabilità e austerità, all'esterno. Era anche concepita l'idea di isolare il tempio dal tumulto della città attraverso la creazione di un recinto d'alberi, a somiglianza di un "bosco sacro".
Il 19 luglio 1791 la Convenzione nomina Quatremère de Quincy "Commissario per l'amministrazione e la direzione generale dei lavori del Pantheon" (carica tenuta fino alla sua incarcerazione, nel marzo 1794) e pone alle sue dipendenze Rondelet, quale Ispettore per la costruzione (riconfermato nell'aprile 1792) e Soufflot "le Romain", quale Ispettore per l'ornamento. Nell'agosto Rondelet consegna a De Quincy un rapporto sullo stato del cantiere e un quadro del debito contratto con gli impresari, corredato da un piano finanziario e operativo nel quale era previsto, tra l'altro, di ridurre il numero degli operai di circa un centinaio.
Per la cerimonia di traslazione dei corpi di Voltaire e di Mirabeau nella cripta del Panthéon, avvenuta il 13 dicembre 1791, Rondelet provvede agli allestimenti cerimoniali e presenzia alla solenne deposizione.

 
J.-B. Rondelet, Elevazione, sezione e profilo di una delle finestre del Panthéon français da murare; controfirmato "bon à executer, Quatrèmere Quincy", 1791 (da Le Panthéon. Symbole des révolutions…, Paris, 1989)

Dal 1791 al 1794 Rondelet attende dunque all'esecuzione delle trasformazioni approvate del monumento di Soufflot, sotto la direzione di Quatremère de Quincy e assecondando in toto i lineamenti del progetto architettonico da questi formulati.
Egli provvede alla posa dei gradini al portico e lungo il perimetro dell'edificio, monta e rimonta le impalcature per la sostituzione dell'ornamentazione risalente al precedente uso e al vecchio regime, verifica lo stato dei materiali (marmi, pietre, legnami) destinati a rifornire gli scultori e gli impresari, in vista della loro messa all'asta.
Elimina la lanterna (1792), ottura le finestre delle navate e demolisce i campanili (fine 1793); dota le 16 grandi finestre del tamburo e delle tribune di vetrate opacizzate per attenuare la luce.
Redige disegni esecutivi per le demolizioni e per la sistemazione dell'area circostante il tempio; esprime pareri sull'idea di mettere statue sul perimetro del colonnato e di porre una colossale statua celebrativa della Fama - commessa allo scultore Dejoux; ma alla quale si rinuncerà per gli onnipresenti dubbi statici (che di lì a poco, nel 1796, avrebbero ricevuto nuove visibili conferme) - in sommità della cupola, su un piedistallo semisferico nel quale si sarebbe ricavato un locale per le osservazioni astronomiche.
In cantiere, ogni quindicina di giorni Rondelet verificava i compiti e i pagamenti assegnati agli operai; si preoccupava di fare l'appello della mattina, di certificare gli infortuni sul lavoro, in ciò coadiuvato dal chirurgo La Nocque, e di far pagare gli indennizzi alle famiglie dal contabile Le Fèvre; di sopperire alle spese per la sepoltura degli operai deceduti sul lavoro; di ascoltare le rivendicazioni e di studiare le petizioni avanzate dalle maestranze, esponendosi a decisioni anche politicamente pericolose.
In questa fase di grande impegno operativo Rondelet maturava la visione sintetica con la quale coordinare le serie delle singole opere costruttive con l'organizzazione lavorativa necessaria alla loro esecuzione, che sarà a fondamento del suo Traité, alla redazione del quale comincerà a dedicarsi pienamente dal 1797.

La carriera di funzionario pubblico.

Nel 1794 (18 maggio) Rondelet è nominato dal Comitato di Salute Pubblica della Convenzione Commissaire des Travaux Publics per Parigi e provincia (subentrando all'architetto Fleuriot-Lescot), trovandosi così a capo, con Lecamus secondo Commissaire, di un organismo (istituito nel marzo precedente) composto da sette ispettori, tra i quali figuravano Marie-Joseph Peyre e Antoine-Laurent-Thomas Vaudoyer. In questa veste, oltre che esercitare il controllo sulle costruzioni (permessi edilizi, concessioni di demolizioni, ecc.) e avere il potere di assegnare incarichi pubblici ad architetti e ingegneri, ha modo di occuparsi anche della conservazione dei monumenti e in particolare dei luoghi di culto sconsacrati, assumendo un atteggiamento che si opponeva alla loro alienazione indiscriminata.
Tra i compiti assegnati alla Commissione dei Travaux Publics vi era anche lo studio dell'organizzazione di una École Centrale per la formazione di ingegneri militari e civili, che, in questa fase d'avvio, era concepita come una possibile prosecuzione della vecchia École des Ponts-et-Chaussées.

Nel 1795 (11 dicembre) il Direttorio insediava il Conseil d'Examen des Bâtiments Civils de la Republique - il Conseil era stato creato il 27 aprile 1791, ma con poteri indistinti e in parte confusi con quelli paralleli della Commission des artistes della Convenzione -, che diveniva così un organismo esecutivo autonomo, per quanto posto alle dipendenze dirette del Ministero dell'Interno. Esso sembrava potersi collocare nella prospettiva della costituzione di un organo statale composto da architetti-funzionari, erede sia pure alla lontana dell'organizzazione della Surintendance des Bâtiments du roi.
Dello studio dell'ordinamento del nuovo Conseil è incaricato il Commissario dei lavori pubblici Rondelet, che aveva già provveduto a redigerne il piano (3 novembre 1795), nel quale si prevedeva una suddivisione in sei classi d'intervento (amministrazione governativa, giustizia, educazione, approvvigionamenti, ospedali, servizi pubblici). Rondelet stende anche il minuzioso dispositivo delle istruzioni da impartire agli artisti incaricati di volta in volta di dirigere i lavori pubblici.
In questo organismo centrale di direzione delle Pubbliche Costruzioni, Rondelet assume un ruolo dominante - gli altri membri principali erano Jean-Françoise-Thérèse Chalgrin (1739-1811) e Alexandre-Théodore Brongniart (1739-1813); ciascuno dei tre era poi affiancato da due Ispettori, posti a capo delle rispettive due classi di competenza. Anche se formalmente Rondelet ha la responsabilità delle classi V e VI, concernenti "Secours public" e "Salubrité et commodité des villes" (rispettivamente con A.-F. Peyre e Monchelet quali Ispettori), forte di tale posizione - che conserverà fino al 1811, quando i Bâtiments verranno a dipendere dai Travaux Publics di Parigi diretti da Bruyère - conduce una battaglia per fare dei Bâtiments Civils la sede di collegamento di un'apposita École, il luogo per organizzare gli architetti in un corpo tecnico, dalla quale essere formati e nel quale essere poi impiegati come funzionari pubblici, nell'idea da tempo maturata di dare agli architetti un'identità professionale e un'entità operativa analoga a quella tradizionalmente rappresentata dai Ponts-et-Chaussées per gli ingegneri.

La fondazione dell'École Polytechnique e l'impegno per una nuova École d'Architecture.

Muovendosi su questa linea, dal 1794 Rondelet partecipa, in quanto Commissario dei Travaux con Lecamus, al progetto proposto e guidato da Gaspard Monge (1746-1818) che portò alla creazione dell'École Centrale des Travaux Publics, varata dalla Convenzione il 28 settembre 1794, della quale Rondelet divenne organizzatore e amministratore. Era entrato così in contatto con il gruppo degli scienziati "politicizzati" - tra i quali, oltre a Monge, spiccano Lazare Carnot e Prieur de la Côte-d'Or - che dall'anno precedente avevano premuto sulla Convenzione per l'accorpamento delle vecchie scuole ex-reali degli ingegneri, del Génie, dei Ponts, delle Mines, in una nuova scuola tecnica superiore. Tuttavia, aperta il 1° dicembre 1794 sotto la direzione di J.-E. Lamblardie (1747-1797; da poco divenuto direttore dei Ponts riaperti), l'École Centrale si avviava a divenire una scuola generale per ingegneri; e dopo poco più di un anno di funzionamento assumeva la denominazione finale di École Polytechnique (1° settembre 1795), con apertura inaugurale il 21 dicembre seguente.
Rondelet può essere considerato tra i fondatori del Polytechnique, con Monge e Lamblardie, anche perché, facendo parte dell'amministrazione e nel sovrintendere alla definizione dei criterî generali degli esami e dei concorsi per gli aspiranti alla scuola centrale (1794-1795) - preparatoria alle Écoles d'Application des Services Publiques (tra le quali, dall'ottobre 1795, figura l'École des Ponts-et-Chaussées, riaperta nella primavera dell'anno prima e ribattezzata École Nationale des Travaux Publics) - gli era stato affidato il compito di proporre i professori per i corsi di disegno e d'architettura o, come più precisamente si preferiva dire, di "constructions des Travaux Civils". Tra coloro che egli aveva segnalato furono scelti (ottobre 1794) L.-P. Baltard e Delorme per l'insegnamento di Architettura, Neveu e Mérimée, per il Disegno e Griffet la Beaume, in qualità di tutore. Mentre G. Monge e J.-N.-P. Hachette vi insegnano Stereotomia.
Rondelet non entrava dunque al Polytechnique come professore, limitandosi a condizionarne in qualche modo il periodo di incubazione per quanto atteneva all'insegnamento dell'architettura, materia prevista sin dall'inizio nella nuova scuola ma accolta al suo interno come una branca della geometria descrittiva e, attraverso questa, come una prosecuzione a un livello superiore dell'insegnamento della stereotomia.
Sarà solo dal 1798, con l'assunzione (nomina del 18 gennaio) da parte di Jean-Nicolas-Louis Durand (1769-1834) del corso di Disegno d'architettura, già tenuto da Baltard, che la presenza dell'architettura nella scuola per ingegneri acquista una propria fisionomia, accentuata soprattutto a partire dalla riconfigurazione del corso operata da Durand l'anno successivo.
Rondelet non era convinto della bontà del quadro organizzativo in cui confluiva la formazione degli architetti e nel quale anche il modello pedagogico politecnico durandiano si inseriva; ciò per il sostanziale dualismo che lo caratterizzava. Facendo, secondo tale modello, consistere il nucleo dell'insegnamento teorico dell'architettura nella Geometria descrittiva (la "composizione") e nel Disegno di figura, ornamento e paesaggio (la "teoria dell'arte"), ne veniva che, stando a quel quadro, anche il momento applicativo successivo della specializzazione in architettura sarebbe risultato indirizzato verso due distinte competenze "architettoniche", che si presentavano oggetto di scelte in alternativa: o costruttivo-strutturale (frequentando il corso di architettura dell'École des Ponts-et-Chaussées), o decorativo-ornamentale (frequentando il corso di teoria dell'architettura dell'École Nationale d'Architecture - nel frattempo rifluita all'interno dell'Institut, di recente fondazione).
Avendo ritenuto di potere incidere maggiormente in questa seconda direzione del sistema d'apprendimento tecnico superiore, Rondelet concentrò la propria attenzione sulla gestione che ancora poteva essere fatta dell'eredità dell'ex-Académie d'Architecture, di quella École du Louvre da lui intravista, sino dal 1789-1790, come l'ambito formativo che, se opportunamente rimaneggiato, avrebbe potuto integrarsi al Conseil des Bâtiments, riadattato a propria volta, per produrre di concerto quel corpo di "architetti nazionali" da lui sempre auspicato.
Ma anche su questo versante, non "ingegneresco", la questione della riforma degli studi si presentava irta di difficoltà e passibile di incontrare molte resistenze.
Infatti, sciolta la vecchia istituzione accademica (1793) e rientrata la richiesta avanzata dai Comitati degli ingegneri rivoluzionari dei Ponts e del Génie Militaire di riunire le loro scuole ai Bâtiments Civils e formare così un'unica scuola centralizzata; e avendo il Comitato di Salute Pubblica invece deciso (Rapporto del Ministro dell'Interno Barrère, marzo 1794) per il mantenimento di un'École d'architecture presso il Louvre (funzionante, in prospettiva, anche come una scuola d'applicazione per gli ingegneri uscenti dai costituendi Travaux Publics); l'École (Nationale) d'Architecture che nel 1795 ne scaturì non fece che ereditare, insieme a una buona parte dei professori della vecchia Accademia - compreso l'ultimo direttore in carica, David-Leroy (fino al 1803 titolare del corso principale di architettura) -, l'indirizzo archeologico-decorativo legato alla tradizione dei prestigiosi concorsi dei Grand Prix de Rome, che era stata intaccata appena, dopo il 1762, dall'innovazione blondeliana dei più prosaici e utilitari Concours d'émulation mensili.
Inoltre, a ostacolare il costituirsi di una vera Scuola d'applicazione teorica e pratica, qual era nella volontà di Rondelet, vi fu nel 1795 (25 ottobre) la creazione dell'Institut National des Sciences, Belles-Lettres et Arts (o Institut de France). Esso, che si poneva come un organismo corrispettivo delle disciolte Accademie, coinvolgeva l'insegnamento dell'architettura nel proprio sistema di "Classi" disciplinari, ponendo in tal modo le premesse per farne una particolare sezione interna di una futura École des Beaux-Arts onnicomprensiva.
Comunque Rondelet, figura egemone del Comitato governativo dei Bâtiments Civils, commissario dei Travaux Publics e autorità riconosciuta in materia di costruzione - in quel mentre ritornato al cantiere del Panthéon e prossimo ad affrontare una seconda grande querelle scientifica pubblica circa la sua stabilità - pur non facendo parte della Classe Beaux-Arts dell'Institut (ove l'architettura era rappresentata da Dufourny, Gondoin, De Wailly, Boullée, Peyre e Raymond), tentò di agire operando per vie interne, cercando un dialogo con la linea avversa, decisamente rivolta a integrare l'architettura nelle Belle Arti.

Il primo Corso di Costruzione all'École d'architecture e il Prospectus del Trattato teorico e pratico dell'arte di edificare.

Ma, occupato fino al 1797 in importanti incarichi pubblici - attraversando anni nei quali la prospettiva del funzionariato o del pubblico impiego era quasi l'unica certezza di lavoro per un architetto di stampo "accademico" - e di fronte alla maggiore forza della tendenza avversaria, Rondelet non riuscì a impedire che l'École d'Architecture avesse un'evoluzione diversa da quella che l'avrebbe alla fine condotta sotto la tutela di una scuola di arti figurative.
Tra 1795 e 1801, infatti, si susseguirono diversi progetti (promossi da parte di Potiez, Daunou, Hartault, Lamerville, Vaudoyer) per l'istituzione di un'École Nationale des Beaux-Arts, che includesse l'École d'Architecture esistente. Alla fine nel 1802 questa divenne formalmente parte integrante della Classe Beaux-Arts dell'Institut, assumendo il nome di École Spéciale d'Architecture. Promotore dell'iniziativa in tal senso era stato Léon Dufourny (1754-1818), già allievo di David-Leroy all'Accademia, che alla morte del maestro nel 1803 gli subentrerà nel posto di professore di teoria dell'architettura. L'altra figura di rilievo in tale gestione artistica fu A.-L.-T. Vaudoyer (1756-1846; segretario dell'École des Beaux-Arts dal 1795 al 1810).
Convinto della possibilità di condizionare la neonata École, nel 1799 Rondelet svolge pressioni sui membri dell'Institut per ottenervi un posto. Avendo intrapreso dal 1797, terminata l'ultima discussione sui destini statici del Panthéon, la redazione del suo Traité, lo preannuncia presentandone il piano come programma del corso che avrebbe voluto tenere: Prospectus d'un traité théorique et pratique sur l'art de Bâtir [...] sollicitant une place à l'Institut (Paris, 1799). La richiesta è accolta e nello stesso anno assume il corso di Costruzione per la specializzazione in architettura rivolto agli ingegneri, in ciò appoggiato da Baltard, l'insegnante di architettura da lui proposto per l'École Centrale nel 1794-1795 e poi passato al Polytechnique, apparentemente più di lui politicamente impegnato e tra i primi sostenitori della sua linea di riforma dell'organizzazione degli studi in architettura.
In tal modo, il corso di Costruzione che Rondelet ottenne presso l'École nel 1799 entrava in concorrenza diretta con i corsi di Stereotomia e di Architettura che erano svolti all'École des Ponts-et-Chaussées, rispettivamente da Louis Bruyère (1758-1831) e da Charles-François Mandar (1757-1845), ai quali gli ingegneri specializzandi potevano accedere seguendo l'iter più lineare della loro formazione per diventare anche architetti.
Solo nel 1806, quando sarà fondata l'École (detta Imperiale et Spèciale) des Beaux-Arts, avente l'École d'Architecture come propria Sezione, Rondelet - in quell'anno nominato, da Napoleone Architetto capo del Panthéon- vi otterrà l'insegnamento di Stereotomia e Costruzione, che manterrà fino al 1824.

Nuova fase d'impegno progettuale per lo sviluppo urbanistico di Parigi.

Benché impegnato nelle questioni della riforna degli studi di architettura e nell'insegnamento, Rondelet non aveva distolto l'attenzione dal campo della costruzione della città e dello sviluppo urbanistico parigino.
Tornato a occuparsi del sistema idraulico della capitale, in relazione al quale redige Deux mémoires sur le Service des Eaux et des Fontaines de Paris (1794-1795), in collaborazione con Jean-François Bralle, "ingegnere idraulico del Dèpartement della Senna" e già a capo della Géneralitè di Parigi prima della Rivoluzione, studia la costruzione dell'acquedotto d'Arcueil e vaglia il progetto presentato dagli ingegneri Vachette per installare al Pont-Neuf una macchina di pompaggio (analoga a quella che egli stesso aveva proposto nel 1787); che però respinge giudicando la parte contrattuale non conveniente per la municipalità. Ne riferirà nella memoria Rapport sur les propositions des frères Vachette relatives à l'approvisionnement en eau potable [...] pour la Commune de Paris (1799).
Infine, rilancia per la città l'idea di un sistema generale di fontane, lavatoi, bagni e piscine pubbliche. Una pianificazione dell'intero sistema delle acque parigine, che avrà attuazione solo nel 1806, con l'istituzione del servizio fognature della città, posto sotto la giurisdizione dei Ponts-et-Chaussées e la direzione di Pierre-Simon Girard (autore dell'importante opera sulla resistenza dei solidi Traité analytique de la résistance des solides, et des solides d'égale résistance, Paris 1798, in quel momento anche direttore del canale dell'Ourcq) e con il decreto di Napoleone (maggio 1806) per la costruzione di un sistema di quindici fontane pubbliche.
Nel 1798 Rondelet redige, in collaborazione con Chalgrin, un Rapport [...] sur le plan de Paris de Verniquet, concernente l'opera di Edmond Verniquet, Atlas du Plan général de la ville de Paris, levé géométriquement [...] rapporté sur une échelle [...] divisé en 72 planches, compris les cartouches et plan des opérations trigonométriques, Paris, an IV (1796).
Nel 1796 nasce la figlia Octavie; e nello stesso anno torna a occuparsi a fondo del problema della stabilità del Panthéon.

Discussioni sul destino statico dell'ex chiesa di Sainte-Geneviève, ora Panthéon Francese.

Già negli anni 1791-1794, durante il completamento e gli interventi di modifica, ristrutturazione e demolizione di Sainte-Geneviève per farne, appunto, un Pantheon, Rondelet aveva affrontato, come già in passato, alcuni problemi di assetto statico. Questi giungono tuttavia a un punto cruciale qualche anno dopo, verso il 1796.
Ritornava d'attualità e diveniva oggetto di rinnovata discussione l'annosa questione della solidità dell'edificio di Soufflot. Rondelet coglieva allora l'occasione per fare il punto sull'intera questione pubblicando quello che, dopo il Traité, è il suo più famoso testo: la Mémoire historique sur le dôme du Panthéon français (1797). È un rapporto che, ripercorrendo le fasi della costruzione dell'edificio fino a quel momento, costituisce un'insostituibile fonte per la sua storia.
Nel novembre 1795 erano state osservate delle fessurazioni nei pilastri centrali di sostegno della cupola. Nel febbraio del 1796 il Ministro dell'Interno P. Bénézech nominava una Commissione, composta da J.-F.-T. Chalgrin, A.-T. Brongniart e Rondelet - membri del Conseil des Bâtiments Civils - e da J. Gondoin, con il compito di effettuare un sopralluogo al cantiere del Panthéon per verificare quantità e consistenza delle lesioni. Nel rilevarle, la Commissione (Rapporto, 21 marzo 1796) le imputava a un difetto originario nell'opera dei piloni; e suggeriva che questi avrebbero dovuto essere rafforzati cercando di ispessirne la facce tra le colonne addossate mediante strati di ricopertura che ne aumentassero la superficie portante. Per l'immediato, si consigliava di realizzare il puntellamento dei piedritti e di dotare di centine le quattro arcate di passaggio alle navate, prelevando il legname occorrente dal cantiere della Madeleine. Sul progetto proposto dalla Commissione si veda Rondelet, Mémoire historique…, Tav. IV, "Elévation et Plan d'un des Pilliers du Dôme du Panthéon Français, avec la Charpente proposée pour servir à leur rétablissement"; e Id., Trattato teorico e pratico…, Tav. CXXX.
Ma sul provvedimento proposto della Commissione furono subito sollevati dubbi da Soufflot le Romain - fattosi avanti in veste di difensore delle scelte originarie dello zio -, il quale ottenne dal Ministro che si ascoltassero anche gli Ispettori dei Ponts-et-Chaussées. Il parere dei sei ingegneri convocati (Rapporto, 9 giugno 1796), contrario a ogni mutamento dei pilastri perché ritenuto lesivo dell'aspetto interno dell'edificio, fu di costruire quattro archi di spinta da gettare superiormente a quelli già esistenti, ritenuti troppo bassi, e da celare nelle gallerie dietro le tribune.
Da ciò prese avvio un serrato confronto di opinioni, dietro il quale, dissimulato dalla diatriba teorica, stava anche un conflitto di competenze del tutto simile a quello sollevato circa trent'anni prima da Patte; oltretutto, alcuni dei protagonisti di allora tornarono a far sentire la propria voce.
La notizia di una minaccia di crollo al Panthéon, fonte di subitaneo allarme nell'opinione pubblica e le prese di posizione e gli articoli, più o meno pilotati, apparsi sulla stampa in appoggio alle opposte tesi, contribuirono a drammatizzare l'interrogativo sulle probabilità che i pilastri potessero reggere e la cupola crollare. Nel giugno 1796 l'architetto Boullant pubblicava un opuscolo intitolato Désastres du Panthéon nel quale si ricordavano le "imperizie" della progettazione di Soufflot, che difetti erano già stati rimarcati da Patte, nel 1770 e che problemi concreti si erano già presentati dieci anni dopo. Nei successivi luglio e agosto, a rinfocolare il dibattito comparivano sul "Moniteur" le lettere di varî architetti, tra i quali Soufflot "nipote" e Peyre. Nel contempo, erano presentate interpellanze al Consiglio dei Cinquecento e inviate mozioni al Direttorio e al Ministero degli Interni perché si verificasse al più presto lo stato reale dell'edificio.
A nulla valse da parte del Ministro ricorrere a una nuova Commissione mista, ora allargata a matematici graditi ai due schieramenti, composta da due architetti (A.-T. Brongniart e Rondelet), due ingegneri (A. Lefebvre e É.-M. Gauthey), due matematici (P.-S. Laplace e Ch. Bossut): architetti e ingegneri mantennero i pareri rispettivi; mentre i matematici non presero posizione alcuna e preferirono prendere tempo per poter avviare proprie consultazioni (agosto 1796).
Nell'ottobre 1796 Brongniart redigeva una propria riflessione Sur les Dégradations du Dôme du Panthéon, per dimostrare che i rinforzi dei pilastri auspicati dalla Commissione potevano essere realizzati senza nuocere all'aspetto decorativo interno, come sostenevano gli oppositori. In tale senso, alla necessità di consolidamento egli rispondeva con il progetto di un dispositivo decorativo singolare, nel quale i rinforzi sui tre lati dei pilastri di sostegno del tamburo della cupola erano concepiti nella forma di obelischi e di lastre iscrittorie.
Due tavole di tale progetto saranno pubblicate da Rondelet in appendice alla sua Mèmoire historique dell'anno successivo, accompagnate da tre pagine di Explication redatte da Brongniart, il quale, interessato a far conoscere il proprio progetto, ne aveva sostenuto anche finanziariamente l'edizione.
Nel marzo 1797 Charles-François Viel (1745-1819) pubblicava nel primo volume dei suoi Principles de l'Ordonnace et de la Construction des Bâtiments (Paris, Perronneau, 1797-1814), due studi dedicati al Temple di Sainte-Geneviève, di Soufflot e al Pont Louis XVI, di Perronet, nei quali rimproverava a entrambi di avere abbandonato la scienza delle proporzioni ai fini dell'accertamento della stabilità e della durata certa della costruzione; e nei quali, nel riassumere il dibattito in corso sul monumento di Soufflot e nel riprendere positivamente i termini della critica contenuta nella Mémoire di Patte del 1769-1770 (ripetuta nel 1778), insisteva sulla debolezza dei sostegni dovuta a un errato dimensionamento della massa muraria, che comprovava ricordando che ciò aveva costretto a un lavoro continuo di riparazione e sostituzione di parti nei pilastri e nelle colonne.

 
A.-Th. Brongniart, Progetto di rinforzo dei pilastri del Panthéon, 1796 (da D. Rabreau, Architectural Drawings of the Eighteenth Century…, Paris, 2001)

Intanto, nel novembre 1796 il Ministero aveva un'ultima volta sollecitato, ma inutilmente, la propria Commissione perché esprimesse collegialmente un parere "conclusivo e definitivo". Essa rispose (1° maggio 1797) limitandosi a promettere l'invio entro il mese di rapporti separati; la decisione del Ministero fu allora di costituire un'altra Commissione.

1796-1797: sospensione dei lavori al Panthéon. La Mémoire historique in difesa di quanto messo in opera nella costruzione della cupola.

In questa situazione di polemica e di stallo operativo, nel maggio 1797 Rondelet pubblicava dunque la famosa Mémoire historique sur le dôme du Panthéon français.
Ripercorsa tutta la vicenda dei cedimenti e delle riparazioni effettuate in quasi vent'anni di interventi, egli ribadiva che i danni ultimamente occorsi erano provocati da difetti d'esecuzione dei pilastri, da imprecisione nell'apparecchiatura delle pietre all'interno dell'opera, rese poco solidali per una forte irregolarità delle commessure sui rispettivi letti e per la presenza di pietrame informe gettato privo di malta dietro i paramenti: il tutto dovuto al sistema di appalto dei lavori che, effettuato in blocco e a tariffa fissa, era stato adottato fino al 1770: dunque, prima di essere incaricato da Soufflot di curare tutti i dettagli delle opere. Insisteva per la scelta del puntellamento e del rafforzamento dei pilastri triangolari, indicando nel progetto "decorativo" di Brongniart il rimedio definitivo possibile. Sul piano teorico, alle risorgenti tesi già di Patte, non faceva che opporre le vedute espresse nella sua Réfutation del 1770, confermando la giustezza del dimensionamento dei pilastri stabilito da Soufflot.
A questo punto, la discussione giunse a un apice per intervento diretto dello stesso Patte. Questi, che alla vigilia della Rivoluzione si era ritirato a vivere in provincia, dopo una visita a Parigi si rivolse direttamente a Bénézech con una lettera (24 maggio 1797) e poi all'opinione pubblica con un articolo ("Journal de Paris", 5 giugno 1797), in cui faceva della fragilità riscontrata nel monumento il motivo per respingere la stessa soluzione degli archi di spinta proposta dagli ingegneri, da lui ritenuta non risolutiva, e per ribadire l'inutilità di altri palliativi in ragione del carico eccessivo gravante sui sostegni; e poneva all'ordine del giorno, di fronte al pericolo di un crollo che considerava inevitabile, la necessità della demolizione del tamburo, del colonnato e della cupola, proponendo un drastico restauro.
Su questa prospettiva demolitoria, che non aveva mancato di suscitare dissensi e comunque visioni più caute, tra 1797 e 1798 confluirono molti progettisti, tra i quali Alexandre-Jean-Baptiste-Guy de Gisors, C.-L.-T. Vaudoyer, Ch. de Wailly, Victor Louis; tutti facenti parte della nutrita Commission des Artistes che il Governo aveva nominato per studiare il restauro da adottare, in apparente accoglimento dell'imperioso sacrificio consigliato da Patte.
Ma, stante la totale incertezza della nuova destinazione che l'edificio, una volta amputato, avrebbe dovuto avere, tutto rimase sulla carta. Come lettera morta sarebbero rimaste le ulteriori osservazioni che ancora nell'aprile 1798 Patte volle sottoporre, con una Analyse raisonnée de l'état alarmant du Dôme du Panthéon Français [...] (Paris, Onfroy, 1799 [ottobre]), alla Commissione mista ricostituita nel novembre 1797 dal nuovo Ministro degli Interni François De Neufchâteau - ora composta da J.-F. Chalgrin, M.-J. Peyre, Gaspard Riche de Prony, P. Patte e A.-R. Mauduit (come presidente). Rondelet e Gauthey, dapprima esclusi, vi sono ammessi nel dicembre 1798.
Infatti, il 9 dicembre 1799 la nuova Commissione stabiliva, con il solo parere contrario di Patte, un "progetto di restauro" in base al quale si sarebbero dovute rifare in granito le quattro colonne accostate a ciascuno dei pilastri e rafforzare questi ultimi con quattro arconi di spinta, disposti secondo le diagonali e nascosti dietro i pennacchi. Di fatto, si procedette solo con le opere di centinatura delle arcate e di puntellamento dei pilastri, come già consigliato dalla precedente Commissione nel 1796.
Nonostante tutto ciò, dal gennaio 1796, allorché ogni tipo di attività era stato sospeso, nulla - né in senso, né nell'altro - fu fatto al Panthéon fino al 1806, quando Rondelet, incaricato di dirigere la riconversione dell'edificio in "monumento imperiale", ingrandirà i pilastri triangolari, sopprimendo le colonne addossate e introducendo agli spigoli un ordine decorativo di lesene; e provvederà a riadattare il monumento alle necessità del culto.
L'unica decisione della seconda Commissione governativa cui si diede esecuzione immediata fu quella, avanzata e messa in atto da G. Riche de Prony (1755-1839; nominato direttore dei Ponts-et-Chaussées nell'ottobre 1798), di controllare lo scostamento delle strutture dell'edificio dalla perpendicolare di gravità attraverso un apparecchio di rilevamento, progettato dallo stesso De Prony e appositamente realizzato dalle officine dell'artiglieria di Mézières. Dai risultati delle osservazioni, condotte dall'agosto 1798 all'ottobre 1801, non si rilevarono cedimenti nella cupola, né nei suoi sostegni.

 
Ch. de Wailly, Elevazione prospettica di un progetto di restauro del Panthéon, 1797-1798 (da Ph. Lambert, The Architectural Museum. A Founder's Perspective, "Journal of the Society of Architectural Historians", vol. 58, n. 3, September 1999, pp. 308-315 )

L'edizione del Traité theorique et pratique de l'Art de Bâtir.

Dal 1800 al 1803 Napoleone procede alla riorganizzazione dell'Institut facendone il grande consiglio scientifico, letterario e politico del regime. Tale riforma sanciva nella Classe IV, Beaux-Arts la presenza assolutamente minoritaria degli architetti rispetto agli altri "artisti": essi erano sei (J. Gondoin, A.-F. Peyre, J.-A. Raymond, L. Dufourny, J.-F. Chalgrin, J.-F. Heurtier) su ventotto componenti (pittori, scultori, incisori, musicisti).
Nel 1802 Rondelet ottiene dall'Institut il primo premio per lo studio della Mémoire sur les "Progrés de la Sciences et de la construction des édifices", presentato al concorso (indetto nel 1801) sul tema: "Esaminare quali sono stati nei differenti popoli i progressi della parte dell'architettura che si suole chiamare: scienza e costruzione degli edifici, dai tempi più remoti fino ai nostri giorni".
Nello stesso anno esce il primo tomo del Traité théorique et pratique de l'Art de Bâtir, di cui farà omaggio all'Instut (7 gennaio 1803). Ha così inizio, grazie al concorso finanziario di circa centosessanta sottoscrittori, tra architetti, ingegneri e imprenditori, la pubblicazione della sua opera maggiore (Paris, 1802-1817), composta da 10 libri in 5 Tomi, edita in sette volumi pubblicati nel corso degli anni. Conclusa l'opera, nel 1818 Rondelet darà alle stampe un volume consistente in un riassunto dell'intero Traité.

Nel 1802 un incendio distrugge la copertura della Halle del commercio dei grani e delle biade (1762-1767), di Le Camus de Mézières, realizzata in legno nel 1782 su progetto di Jacques-Guillaume Legrand e Jacques Molinos, "architetti dei Monumenti pubblici", per la quale François-Joseph Bélanger (1744-1818), con il fabbro ferraio Deumier, aveva presentato in alternativa una struttura in ferro forgiato. Rondelet si trova istituzionalmente impegnato al problema della sua ricostruzione, ma potendo in tale circostanza anche far valere le proprie ricerche antecedenti sulla tecnica delle volte in muratura.
Nel 1803 pubblica una Mémoire sur la reconstruction de la Coupole de la Halle au bled de Paris in cui ripresenta il proprio progetto (1775) di cupola in pietra e propone comparativamente altri due progetti alternativi (in laterizio, in ferro e legname) per la nuova copertura, dei quali presenta in modelli al Salon del 1804. L'anno successivo è indetto un concorso, che rimane senza alcun esito. Nel 1807 l'idea di una cupola emisferica in pietra, che fino a quel momento pareva accolta, sarà rigettata in favore di una più economica e durevole soluzione in ferro, nuovamente presentata (aprile 1808) da F.-J. Bélanger, ora in collaborazione con l'imprenditore Franços Brunet. La cupola della Halle aux blés sarà realizzata nel 1809-1813 secondo il progetto di questi ultimi, con una carpenteria in ferro di fusione (prodotto dalle fonderie di Le Creusot) e con una ricopertura in lastre parte in ghisa e parte in rame di Romilly, ma sotto il controllo ispettivo ufficiale di Rondelet
L'armatura in ferro proposta da Rondelet e quella, poi realizzata, di Bélanger e Brunet sono riportate in Rondelet, Trattato teorico e pratico..., Tav. CLXIII e CLXIV.

Il secondo Corso di Costruzione (e Stereotomia) all'École Spéciale d'Architecture.

Nel frattempo Rondelet studiava, con Chalgrin e altri un piano per una scuola di architettura rurale, sulla necessità della quale richiama l'attenzione del Ministro dell'Interno (1803)
Nel 1804 è nominato membro del Comité consultatif des Bâtiments de la Couronne, del quale fanno parte anche Gondoin e Renard (sostituito nel 1807 da Molinos).
A partire dal 1804, per la sua profonda conoscenza delle proprietà delle materie, fornisce pareri su diverse questioni tecniche su richiesta dell'Athénée des Arts di Parigi, tra l'altro occupandosi della realizzazione della statua bronzea di Giovanna d'Arco, opera dello scultore Gois (1805) e di valutare la possibilità di impiego di nuovi materiali marmorei (1808).

 
J.-B. Rondelet, Pavimentazione della chiesa di Sainte-Geneviève, 1806 (da Le Panthéon. Symbole des révolutions…, Paris, 1989)

Nel 1806 assomma l'insegnamento di Stereotomia a quello di Costruzione presso l'École d'Architecture della nuova École (Imperiale et Spéciale) des Beaux-Arts, subentrando nella cattedra a Rieux, professore nell'Académie dal 1792.
Nella prolusione al nuovo Corso: Discours pour l'ouverture du cours de construction et stéréotomie à l'école spéciale d'architecture, Rondelet afferma la necessità dell'insegnamento dei principî generali dell'arte e dell'abbandono del metodo tradizionale fondato sull'illustrazione degli esempi di vari tipi di edifici. Sosteneva, in sostanza, che il problema della progettazione della forma ha il proprio nocciolo risolutivo in quello del suo dimensionamento rispondente al dettato di una scienza delle operazioni pratiche del costruire, la quale era posta a garanzia della rispondenza del prodotto alle leggi della solidità, dell'economia e della intrinseca necessità costruttiva, ossia della durata, verificata sulla base dell'esperienza e del ragionamento.
Corrispondentemente a quanto esposto nel Traité, anche il Cours de construction presupponeva un'"arte di costruire" ricondotta alle sole componenti della struttura e della geometria formale. La visione soggiacente al Trattato e al Corso li rende entrambi complementari di fatto alle tesi proprie all'insegnamento e ai contenuti del Précis des leçons d'architecture données à l'École Polytechnique (Paris, 1802-1805) di J.-N.-L. Durand, al di là di qualsiasi considerazione sulle affinità culturali o sui contatti personali intercorrenti tra i due professori.

 

 

La riconversione del Panthéon in Monumento Imperiale e la sua riapertura al culto (1806-1812).

Nel medesimo tempo Rondelet tornava al cantiere del Panthéon con il compito di dare corso alla decisione di Napoleone (Decreto, 20 febbraio 1806) di farne un monumento Impérial. Tale ridestinazione, che rinnovava la funzione civile e aulica appropriata a un monumento dinastico che doveva servire anche da tomba collettiva per i dignitarî dell'Impero, doveva altresì riammettere la funzione religiosa, in ottemperanza al concordato stipulato da Napoleone con la Chiesa cattolica romana, risalente al luglio 1801.
La riconciliazione con il clero aveva subito ridato importanza al monumento di Soufflot e prospettato la possibilità dell'aprisi di un'ulteriore fase operativa. Alla gestione della quale Rondelet si sentì di potere legittimamente aspirare, oltre ogni dovere d'ufficio in qualità di membro dei Bâtiments Civils e di Commissaire des Travaux della capitale. Probabilmente anche nell'eventualità di ciò, nel 1804 egli aveva dato alle stampe una Description du Panthéon français.

 
J.-B. Rondelet, Progetto del portico della scala di accesso alla cripta del Panthéon, 1806 ca. (da Le Panthéon. Symbole des révolutions…, Paris, 1989)

Ricevuto l'incarico, Rondelet stende per Napoleone un Exposé succint des causes de dégradation des piliers du dôme du Panthéon français avec le moyens de restauration, pour les mettre en état de soutenir solidement le poids dont ils sont chargés [...] (20 febbraio 1806), nel quale propone - come si è già accennato - di riformare i pilastri aumentandone lo spessore, respingendo così ogni progetto concorrente inteso a rinforzare il sistema portante centrale con l'aggiunta di elementi verticali o rampanti.
Liberato dall'intrigante presenza degli Ispettori dei Ponts, con i quali era sempre entrato in contesa nelle Commissioni governative di cui aveva fatto parte, Rondelet dichiarava bensì di volersi attenere alla linea dell'ispessimento; ma ora, superando anche le proposte antecedenti, puntava decisamente sulla più opportuna scelta dei materiali: non materie forti (granito, ferro, bronzo), ma una buona pietra dura, tagliata con precisione e ben collocata. Assicurava che, un volta stesi i preventivi di spesa, trovato il finanziamento e decisa l'esecuzione, la parte strutturale del lavoro si sarebbe potuta concludere entro il 1807; e che nell'anno successivo si sarebbe rifatta la pavimentazione, dopo di che sarebbero stati eseguiti gli altri lavori di adattamento a chiesa, che si sarebbe potuta riaprire al culto nel 1810.
Una descrizione di queste opere di restauro sarà pubblicata in una nota introdotta da Rondelet nella nuova edizione (1829) del Traité, intitolata Note sur les causes des dégradations des piliers [...] (nella trad. it. di Mantova riportata nel Tomo II [1832-1833], Libro II, pp. 33-37).
In realtà, i lavori alla struttura si protrassero fino al 1809, mentre la realizzazione del complesso decorativo interno e dei maggiori interventi (tra cui i nuovi accessi alla cripta e la sistemazione urbana circostante) ebbero corso dal 1809 al 1811. Per la sistemazione degli interni in particolare, Rondelet fu coadiuvato dall'amico L.-P. Baltard, che si era messo il luce a proposito del Panthéon con l'articolo L'église Sainte-Geneviève ou le Panthéon Français, apparso sull'"Athenæum" (5 maggio 1806).

Estromissione dalla direzione dei Bâtiments Civils e dalla carica di Architetto in capo nel cantiere del Panthéon.

Dal 1795 Rondelet aveva potuto mantenere un indiscusso ruolo di leader in seno al Conseil des Bâtiments Civils, essendo anche riuscito a superare indenne la fase delle maggiori restrizioni economiche del 1797 - quando i membri principali del Comitato furono ridotti a due (lui e Chalgrin) e gli Ispettori a tre (Vaudoyer, Bonnet, Monchelet) -; ma ciò ebbe fine allorché sopraggiunse - al termine di un declino in atto almeno dal 1808 e a fronte delle crescenti prerogative assunte dal Conseil des Pont et Chaussées, il cui Service con l'Impero napoleonico era divenuto una "iperstruttura" - la riforma amministrativa del 1812, decretata dal Ministro dell'Interno Montalivet (ingegnere, già Direttore di Ponts et Chaussées, nella carica di Ministro dal 1809). Aumentando il numero dei componenti degli organismi direttivi - da tre membri principali (Rondelet, A.-F. Peyre oncle, Chalgrin; nominati da Luciano Bonaparte, Ministro dell'Interno [8 settembre 1801]) e da cinque Ispettori (Monchelet, Bonnet, L.-C.-F. Petit-Radel, J.-A. Raymond, J.-F. Heurtier) si passava, rispettivamente, a cinque membri (con l'ingresso di J.-P. Gisors aîné e L.-P. Baltard) e a sette Ispettori (Heurtier, A.-F. Peyre, Rondelet fils, Garrez, Norry, A.-J.-B. Guy de Gisors, Cellerier) - la riforma creò le condizioni per una drastica riduzione dell'egemonia dell'ormai ultrasettantenne architetto. E ciò, nel mentre i poteri dell'intero Conseil subivano un ridimensionamento definitivo a favore della nuova Direzione dei lavori pubblici di Parigi, nel 1811 conferita dal Ministro al collega Bruyère, che operando sulla capitale aveva di fatto sotto il proprio controllo la maggior parte delle pubbliche costruzioni che si varavano.

Conclusione di una battaglia culturale. Ultimi anni dell'attività di studio e d'insegnamento.

Fino a quella data di esautorazione istituzionale e personale, Rondelet aveva esercitato costantemente la funzione di controllore dei lavori pubblici parigini, sovrintendendo alla realizzazione dei progetti assegnati ai vari progettisti incaricati. Tanto che a lui direttamente è da attribuire solo la fontana di Place Maubert (1806), presso il Panthéon, assegnatagli per la sua competenza della direzione dei lavori colà avviati per il corpo di guardia dei Carmes.
Nel 1813, per l'avvenuta riforma dei Bâtiments e soprattutto a causa dei contrasti con L. Bruyère (già professore ai Ponts-et-Chaussées, nel 1799 di Stereotomia e, dal 1804, anche di Costruzione; noto come progettista della "città ideale" di Comacchio, 1804-1805, dal 1810 membro del Conseil d'État), Rondelet fu estromesso dalla carica di Architetto in capo del cantiere del Panthéon; ove nel febbraio dello stesso anno ebbero a cessare i lavori.
Vano fu il tentativo di farsi succedere dal figlio Antoine - già allievo di Durand, autore del noto necrologio Notice historique sur la vie et les oeuvres de J.-N.-L. Durand architecte, Paris, A. Pihan de la Forest, 1835) - che egli aveva chiamato al proprio fianco e di conservare per sé almeno un posto di Ispettore "speciale". Rimase semplice Ispettore alle dipendenze dell'amico Baltard, che nell'aprile 1813 fu nominato al suo posto Direttore del monumento.

 
J.-B. Rondelet, Fontana di Place Maubert, 1806; prospetto (da P. Saddy, Napoleone e le fontane zampillanti, "Rassegna", 1987, n. 29, pp. 66-74)

Nel 1814 (1° agosto) Rondelet riceve l'onorificenza della Legion d'honneur da Louis XVIII.
Nel 1816 l'École d'Architecture, già inclusa nella Classe des Beaux-Arts dell'Institut in seguito alla riorganizzazione del 1803, ridenominata Imperiale et Spéciale nel 1807, diventa parte dell'Académie des Beaux-Arts restaurata, con Quatremère de Quincy nella carica di Segretario perpetuo.
L'anno precedente Rondelet, dopo un primo fallito tentativo compiuto nel 1811 insieme a Durand, era riuscito a farsi eleggere membro della Classe Beaux-Arts. In tale veste si impegna nell'attività organizzativa dell'Académie (giurie dei Grands Prix, dei concorsi di pittura, di architettura, d'arte grafica e di medaglie); mentre continua a partecipare alle sedute dell'Athénée des Arts e a quelle del Conseil des Bâtiments.
Rondelet conservava all'Académie il proprio insegnamento di Costruzione, che lascerà nel 1824 - quando gli succede in cattedra il suo assistente A.-M.-F. Jaÿ (1789-1871), genero di Baltard - e non mancava di dedicarsi all'attività di laboratorio, per le prove dei materiali e per l'allestimento di modelli di parti costruttive.
Durante i primi due decenni del secolo il suo insegnamento era tuttavia rimasto isolato nel contesto di un'École di architettura che aveva mantenuto l'indirizzo fortemente storico-archeologico conferitogli dai corsi consecutivamente tenuti da David-Leroy, Mathurin Cherpitel (nel 1801-1802) e Dufourny. Tale indirizzo non sarebbe mutato neppure dopo il 1818 con l'arrivo nella cattedra di teoria (mantenuta fino al 1847) di L.-P. Baltard - e benché questi solo quattro anni prima avesse ancora proposto una riforma dell'École tendente a una sua funzionalizzazione ai Bâtiments Civils, nel senso indicato e desiderato da Rondelet sino dal 1790.
Lasciata l'École, Rondelet si occupa della pubblicazione dei propri studi sulle opere idrauliche e sulla marineria degli antichi, nonché della riedizione del Traité. Una "Descrizione storica e grafica della nuova chiesa di Sainte-Geneviève", di cui si occupava da anni, non giunge a compimento; ne sarà parziale realizzazione l'opera del figlio Notice historique sur l'église de Sainte-Geneviève (Paris, W. Remquet, 1852).
Affetto da cecità, negli ultimi anni di vita è assistito dal figlio Antoine nella preparazione della nouvelle édition del Traité, annunciata nel 1827 e pubblicata a partire dallo stesso anno.